C’è il venditore telefonico che dal call center chiama per cercare nuovi clienti; il raccoglitore di informazioni che cerca dati e contratti sulle proprietà per agenzie immobiliari, studi legali e compagnie assicurative; il sarto e il rammendatore manuale; l’impiegato del CAAF. È la lista delle professioni più esposte al rischio di diventare presto obsolete, sopravanzate dall’avanzata dell’automazione. Competenze destinate più presto che tardi ad essere sostituite da un robot, da un nuovo macchinario o da un software.

La classifica – che contiene 702 mestieri, distinti secondo la classificazione il dipartimento federale per il lavoro Usa – è stata redatta nel 2013 da Carl Benedikt Frey e Michael A. Osborne, ricercatori dell’università di Ofxord, nel loro studio molto citato “The Future of Employment: How susceptible are jobs to computerisation?”. Ecco i dieci mestieri più suscettibili di essere sostituiti da sistemi di automazione secondo Frey e Osborne.

I 10 lavori a rischio

  1. Venditore telefonico

  2. Raccoglitore di informazioni

  3. Sarto e rammendatore

  4. Tecnico matematico

  5. Agente assicuratore

  6. Riparatore di orologi

  7. Agente di carico e trasporto merci

  8. Consulente per la preparazione della dichiarazione dei redditi

  9. Operatore di sviluppo foto

  10. Addetto ai nuovi clienti

Il caso italiano: il 14,9% degli occupati può perdere il posto

Un gruppo di ricerca di Ambrosetti Club ha aggiornato e adattato alla situazione italiana i dati di partenza della ricerca di Frey e Osborne, ricavandone il paper “Tecnologia e lavoro: governare il cambiamento” presentato al Forum Ambrosetti 2017 di Cernobbio.

Lo studio rivela due cose: la prima, il «punto di picco» della rivoluzione dell’automazione arriverà prima di quanto si stimasse, ovvero fra 15 anni. Nel 2032, quindi, in Italia «il 14,9% del totale degli occupati, pari a 3,2 milioni, potrebbe perdere il posto di lavoro nel nostro orizzonte temporale di riferimento». In sintesi: 3,2 su 21,5 milioni di occupati totali potrebbero nei prossimi 15 anni perdere il posto.

Quali i settori più colpiti dal rischio di sostituzione uomo-macchina? «Il settore agricoltura e pesca (25%), il settore del commercio (20%) e quello manifatturiero (19%) – si legge nello studio del Club Ambrosetti –. Tra i settori che presentano le percentuali più basse troviamo il comparto istruzione e servizi per la salute con il 6% (-19 punti rispetto ad agricoltura e pesca e -9 punti rispetto alla percentuale media di rischio registrata in Italia) e il settore dei servizi di informazione e comunicazione (9%).

Lavoratori a rischio di automazione in percentuale degli occupati, 2017. Fonte: elaborazione The European House – Ambrosetti su dati Frey et al. 2016 e Istat 2017

Solo l’istruzione ci salva dall’automazione

Le professioni più al riparo dal rischio sostituzione sono quelle con titoli di studio più elevati. «Analizzando la correlazione lineare tra titolo di studio e rischio di automazione si ottiene un valore negativo pari a (ρ=-0,88), pertanto le due variabili si muovono in senso inverso: al crescere dell’una si riduce l’altra».

Occupati e lavoratori a rischio di automazione, suddivisione per titolo di studio, 2017. Fonte: The European House – Ambrosetti su dati Frey et al. 2016 e Istat 2017

Leggi “The Future of Employment”

Leggi “Tecnologia e lavoro: governare il cambiamento”