Si va verso una stretta sui contratti a termine. Un emendamento presentato dalla maggioranza alla Legge di Bilancio in discussione in questi giorni in Parlamento prevede infatti la riduzione di un terzo della durata massima di questa formula.

Il tetto temporale per i rinnovi passa dai 36 mesi in vigore oggi a 24 mesi in futuro. Un limite pensato per limitare l’abuso dei contratti a termine e per favorire la loro trasformazione in contratti a tempo indeterminato.

Dopo l’introduzione del Jobs Act, in una prima fase si era registrato un netto incremento dei contratti a tempo indeterminato “a tutele crescenti”, agevolati dalla decontribuzione triennale varata dal governo in parallelo con la riforma del lavoro. Successivamente, esauritisi gli effetti della decontribuzione, il trend è cambiato, e nelle ultime rilevazioni sono i contratti a termine a crescere, a scapito di quelli a tempo indeterminato.

Il ministro del lavoro Giuliano Poletti ha dichiarato che sono in corso valutazioni per «valutare gli impatti di eventuali modifiche. Bisogna guardare bene la dinamica realizzata nel tempo, sulla base di una valutazione di merito si prendono le decisioni. Questa riflessione è aperta e la stiamo facendo».

Un’analisi complessiva del fenomeno si ritrova nel rapporto “Il mercato del lavoro: verso una lettura integrata” presentato l’11 dicembre 2017 e frutto di un accordo fra Ministero del lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal. Il rapporto si può consultare a questo link.