È una prima volta che sta facendo discutere: i rider delle piattaforme web che trasportano il cibo da una parte all’altra delle grandi città sono stati inseriti nel nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro della logistica. Un pezzo di “gig economy” che si cerca di regolarizzare. Non senza contraddizioni.

Sono come i classici fattorini, ma girano in bicicletta e a differenza dei loro “vecchi” colleghi non hanno un orario garanzie negli orari di lavoro né nelle paghe, ma rispondono agli input di una app. Si mettono a disposizione e, quando il mercato lo richiede, inforcano la due ruote e seguono il percorso indicato per il recupero e la consegna della cena ordinata da casa.

Il futuro al lavoro

Nel libro “Il futuro al lavoro” un capitolo era proprio dedicato a loro. Una nuova figura del lavoro generata dalla potenza delle piattaforme digitali, che da un lato migliora il servizio per il cliente ma dall’altro priva i rider di diritti, con il rischio di tornare indietro sul fronte delle garanzie.

Il pagamento a consegna, ad esempio, lungi dal rappresentare un modello virtuoso di retribuzione sulla base dei risultati, richiama più modestamente alla mente l’ombra del vecchio cottimo.

Il nuovo contratto nazionale della logistica è stato firmato il 2 dicembre 2017 dai sindacati confederali Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti e da 25 associazioni datoriali, dopo 23 mesi di trattativa e scongiurando uno sciopero che era stato indetto per l’11 e il 12 dicembre prossimi.

Sono 700mila i lavoratori interessati dal nuovo contratto, in un settore sempre più cruciale nella filiera del valore. Basti pensare al clamore suscitato dallo sciopero che ha colpito Amazon durante il Black Friday 2017, i giorni caldi dello shopping on line. Anche se in quel caso, è bene specificarlo, a scioperare sono stati i lavoratori del commercio e terziario, categoria nella quale è inquadrato chi lavora nei magazzini del gigante dell’e-commerce.

Oltre a un aumento medio di 108 euro in busta paga e l’una tantum di 300 euro, la piattaforma siglata prevede – citiamo dal comunicato sindacale

l’introduzione della nuova figura professionale del ‘rider’ che verrà definita entro la stesura dei testi e l’introduzione della clausola sociale garantendo le tutele prima del Jobs Act nel caso di cambi di appalto. Inoltre sono presenti una più precisa selezione dei cambi di appalto, vietando i subappalti e prevedendo requisiti trasparenti per la scelta dei fornitori, un moderno orario di lavoro che tiene conto delle nuove esigenze di flessibilità nell’organizzazione.

Le difficoltà di applicazione reale

Si prevede che la stesura dei testi finali del contratto prenderà al massimo tre mesi: entro il 1° febbraio il contratto dovrà essere approvato dalla maggioranza dei lavoratori del settore. Lì si capirà in che modo sarà definita la figura del “rider” e dunque se il contratto sarà applicabile al mondo della “app economy”. Al momento non sembra facile, visto che i grandi attori di questa nicchia, da Deliveroo a Foodora a JustEat, non sono iscritti alle associazioni datoriali classiche.

Secondo il Corriere della Sera l’inquadramento nel contratto della nuova figura professionale

prevederà la definizione dell’inquadramento professionale, dell’organizzazione del lavoro e degli orari. Successivamente si potrà ragionare sul perimetro di applicazione: in sostanza capire se verrà utilizzata per regolamentare il lavoro dei pony express e dei rider della consegna di cibo a domicilio. Sicuramente si applicherà agli addetti alle consegne dirette di Amazon almeno limitatamente all’ambito urbano (e non per i dipendenti dell’hub di Piacenza che applica il contratto del commercio). Oggi i fattorini della gig economy operano con la ritenuta d’acconto fino a 5 mila euro, la partita Iva oppure lo strumento del co.co.co. anche perché il diritto del lavoro non ha ancora stabilito se debbano essere considerati lavoratori autonomi o dipendenti. La nuova norma del contratto della logistica non risolverà automaticamente il rebus ma è destinata a influenzare il dibattito — prima che intervenga come sempre la magistratura — almeno nella direzione auspicata, ancora di recente, dal presidente del Cnel Tiziano Treu.