Turismo e commercio, ma anche pubblica amministrazione, sanità e trasporti. Sono sempre di più i settori in cui il lavoro domenicale non è più un tabu. E si ingrossa la fila degli italiani per i quali il giorno di festa per eccellenza non è molto diverso da una normale giornata feriale. Secondo i dati diffusi dalla Cgia di Mestre, in questa categoria ci sono 4,7 milioni di persone, di cui circa tre quarti sono lavoratori dipendenti (3,4 milioni) mentre il restante terzo è costituito da autonomi (artigiani, commercianti, esercenti, ambulanti, agricoltori, per un totale di 1,3 milioni di persone).

Le proteste di Pasqua 2017, giorno in cui nei grandi outlet e centri commerciali da Serravalle (Alessandria) a Marcianise (Caserta) alcune sigle sindacali hanno promosso scioperi e volantinaggi, sono arrivate puntuali come ogni anno, ma non fermeranno probabilmente la tendenza in atto da tempo a secolarizzare la giornata dedicata al riposo.

In Parlamento è fermo un disegno di legge che prevede di limitare le aperture degli esercizi commerciali almeno 6 giorni all’anno da scegliere fra 10 festività: 1 gennaio, Epifania, 25 aprile, Pasqua, 1 maggio, 2 giugno, Ferragosto, 1 novembre, 8 dicembre e Natale. Approvata nel 2014 dalla Camera dei deputati, la proposta è da allora ferma al Senato.

Ma la geografia dei settori maggiormente toccati dal lavoro domenicale è ben più ampia del solo commercio, ambito nel quale, secondo la Cgia di Mestre, il 29,6% dei dipendenti timbra il cartellino di domenica (579mila persone). Sono in realtà hotel e ristoranti i luoghi dove più ampiamente si ricorre al lavoro domenicale: 688mila lavoratori, pari al 68,3% del totale.

Al secondo posto in termini assoluti c’è il mondo della sanità: un esercito di 686mila camici bianchi (il 23% del totale) non osserva il riposo per poter garantire un servizio essenziale. Segue la pubblica amministrazione (329mila dipendenti, il 25,9% del totale, lavora di domenica). E infine un altro servizio essenziale come il trasporto pubblico coinvolge 215mila italiani, il 22,7% del totale, nel lavoro il giorno di festa.