Il gender gap abita le aule e i laboratori delle università italiane. Ma soprattutto i rettorati: sono donne soltanto il 7,2% dei rettori.

È una sorta di piramide rovesciata quella disegnata dallo studio effettuato da Here – Higher Education Research della Fondazione Crui, braccio operativo della Conferenza dei rettori italiani, in occasione del workshop internazionale “La parità di genere nei sistemi di higher education” che si è tenuto il 10 novembre all’Università Bicocca di Milano.

I dati sono relativi al 2016: la base della piramide è costituita dalle 928mila studentesse, che rappresentano il 55,9 degli iscritti alle università, dunque una netta maggioranza rispetto agli studenti maschi (733mila). Le donne si laureano prima, e con voti più alti.

Anche fra i ricercatori la componente femminile è maggioritaria: le ricercatrici sono il 50,9% del totale.

La situazione si rovescia al gradino superiore della piramide, quando si accede alle docenze. Le donne con ruoli di professore associato – il primo gradino – sono il 37,2% (7mila 405), mentre i colleghi uomini sono la schiacciante maggioranza, il 62,8% (12mila 516).

Tra i professori ordinari troviamo appena 2879 donne, appena il 22,2%, contro i 10096 uomini, che rappresentano quasi il 78%.

Fino ad arrivare alla cima della piramide, dove, dicevamo, soltanto il 7,2% dei rettori sono donne: sono in tutto 7 su 96 Magnifici. Quattro di loro si trovano in atenei del Sud, due al Centro e solamente una al Nord.