«Una causa in Italia dura in media 2.807 giorni, pari a sette anni e mezzo. Ai cinesi ne servirono circa 10 per costruire la famosa Muraglia. E il paragone non è per nulla azzardato perché la lentezza della giustizia rappresenta davvero un muro: per gli stranieri che vogliono investire in Italia, per gli imprenditori che chiedono certezza di diritto, per i normali cittadini che aspettano la soluzione di una controversia legale». Comincia con queste parole l’inchiesta «Diciamolo: l’(in)giustizia ci frena» che Isidoro Trovato firma su L’Economia del Corriere della Sera in edicola il 15 maggio 2017.

Al cuore dell’articolo sono i dati di uno studio promosso dall’associazione «Italia decide» in collaborazione con il Ministero della Giustizia. Sotto la lente dei numeri, emerge come l’ingorgo dei tribunali sia un «prodotto tipico» tutto italiano. Per arrivare alla conclusione di un processo civile, al terzo grado di giudizio, in media nel nostro Paese bisogna aspettare 2.807 giorni. In Francia ne servono meno della metà (1.250 giorni), in Germania meno di un terzo (783 giorni). La Polonia è ancora più veloce, con 479 giorni medi per giungere alla sentenza definitiva. Anche la Spagna fa meglio di noi: pur con due soli gradi di giudizio, si raggiunge mediamente la sentenza definitiva entro 814 giorni.

Fa bene il presidente dell’Associazione nazionale forense Luigi Pansini a mettere in allerta dalle facili semplificazioni. «Nel calderone dei contenziosi non si può mettere tutto» puntualizza Pansini dalle pagine del Corriere, sottolineando che «è anche giusto che i procedimenti durino quanto devono durare, vi sono giudizi che sono complessi e richiedono un’attività istruttoria lunga e articolata».

Tuttavia non si può negare che siamo ancora troppo lenti, nonostante la tendenza al miglioramento che si è registrata negli ultimi anni, con il contenzioso civile arretrato passato da 3,8 milioni di cause nel 2010 a 2,7 milioni nel 2014. Oggi solamente il 2,6% degli investitori internazionali promuove il nostro sistema giudiziario, secondo uno studio del 2016 di Censis e Associazione italiana delle banche estere.

Il motivo è presto spiegato: per risolvere per via giudiziale una controversia sull’applicazione di un contratto commerciale, dice il rapporto Doing Business 2017 della Banca Mondiale, ci vogliono nel Belpaese 1.120 giorni, il doppio della media dei Paesi Ocse. Dove sono sufficienti 553 giorni.