Una sentenza del Tribunale del Lavoro di Roma ha rinviato alla Corte Costituzionale il contratto a tutele crescenti introdotto dal Jobs Act. Secondo la sentenza datata martedì 1 agosto 2017 della giudice Maria Giulia Cosentino, infatti, la normativa violerebbe alcuni principi costituzionali come il diritto al lavoro. Sono chiamati in causa gli articoli 2, 4 e 10 del decreto legislativo 23 del 2015, che si porrebbero in contrasto con gli articoli 3, 4, 76 e 117 della Costituzione.

Il rinvio nasce dalla causa intentata da Federica Santoro, una lavoratrice assunta dall’azienda della ristorazione Sesto Senso Srl dopo l’entrata in vigore del Jobs Act (avvenuta il 7 marzo 2015) e assistita dalla Cgil. Licenziata per giustificato motivo sette mesi dopo, la donna ha ricevuto un’indennità risarcitoria pari a 4 mensilità, in ossequio a quanto previsto dal contratto a tutele crescenti.

Troppo poche, secondo la magistrato. Perché tale cifra «non riveste carattere compensativo, né dissuasivo e ha caratteristiche discriminatorie» in quanto il trattamento riservato alla lavoratrice sarebbe diverso rispetto a quello di altri lavoratori, in particolare di quelli assunti prima dell’entrata in vigore del Jobs Act. Di qui la connessione con l’articolo 3 della Costituzione, che sancisce il principio di uguaglianza:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L’articolo 4 della Carta, che sancisce il diritto al lavoro, è chiamato in causa perché a tale diritto verrebbe attribuito «un controvalore monetario irrisorio e fisso». L’articolo 76 della Costituzione impone il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali: qui il sospetto è di una “collisione” fra il Jobs Act e la Carta di Nizza – che impone tutele adeguate in caso di licenziamento ingiustificato – e la Carta sociale europea – che stabilisce un congruo indennizzo per chi è licenziato senza un valido motivo. Sarà la Corte Costituzionale ad esprimersi.

Foto Di Jastrow – Opera propria, Pubblico dominio, via Wikipedia