Un magazziniere di Abercrombie & Fitch, marchio di moda statunitense, è stato licenziato per raggiunti limiti di età. Aveva appena compiuto 25 anni, e il contratto di lavoro intermittente (o a chiamata) con cui era stato assunto può essere stipulato, secondo la legge italiana, solo da soggetti di età inferiore a 24 anni o superiore a 55 anni, e le prestazioni a chiamata devono concludersi entro il compimento del 25esimo anni di età. Il contratto era stato in seguito convertito in contratto a tempo indeterminato, ma ciò non ha impedito il licenziamento. Misura che, per la Corte di giustizia dell’Unione europea, è regolare.

La Corte ha dato ragione alla filiale italiana di Abercrombie & Fitch e torto a A.B., il lavoratore licenziato nel 2012. Il magazziniere ha impugnato in tribunale la lettera di dimissioni ricevuta quattro giorni dopo il 25esimo compleanno. Dopo che la Corte d’Appello di Milano aveva condannato l’azienda a reintegrare il lavoratore e a pagargli il risarcimento del danno. L’impresa ha portato il caso in Cassazione. Il giudice si è rivolto alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

Il licenziamento per il solo motivo di aver raggiunto un limite di età è legittimo, o non viola il principio della parità di trattamento? Questo, in sostanza, il quesito rivolto ai giudici lussemburghesi. Che hanno risposto, come si può leggere nella sentenza, che il quadro normativo «autorizza un datore di lavoro a concludere un contratto di lavoro intermittente con un lavoratore che abbia meno di 25 anni, qualunque sia la natura delle prestazioni da eseguire, e a licenziare detto lavoratore al compimento del venticinquesimo anno, giacché tale disposizione persegue una finalità legittima di politica del lavoro e del mercato del lavoro e i mezzi per conseguire tale finalità sono appropriati e necessari».

Il governo italiano, intervenendo in udienza, aveva spiegato che «l’obiettivo principale e specifico della disposizione controversa nel procedimento principale non è quello di consentire ai giovani un accesso al mercato del lavoro su base stabile, bensì unicamente di riconoscere loro una prima possibilità di accesso a detto mercato. Si tratterebbe, con tale disposizione, di fornire loro una prima esperienza che possa successivamente metterli in una situazione di vantaggio concorrenziale sul mercato del lavoro. Pertanto, tale disposizione sarebbe relativa ad uno stadio precedente al pieno accesso al mercato del lavoro».

Leggi la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea.