I “nuovi Voucher” sono legge. Il Senato ha approvato in via definitiva, il 15 giugno, il decreto legge 50/2017 che contiene la “manovrina”, manovra correttiva dei conti pubblici. Vengono così introdotti il Libretto di famiglia e il Contratto di prestazione occasionale, le due nuove tipologie contrattuali che riempiono il vuoto lasciato appena due mesi prima dall’abolizione dell’istituto del lavoro occasionale accessorio – i cosiddetti Voucher o Buoni lavoro – avvenuto sempre nell’aula di Palazzo Madama il 19 aprile venendo incontro – in anticipo – al quesito del referendum abrogativo promosso dalla Cgil.

Con la cancellazione di tre articoli del decreto attuativo del Jobs Act relativo ai Voucher, si prevede un periodo transitorio: i Buoni lavoro già richiesti fino al 17 marzo 2017 saranno utilizzabili fino al 31 dicembre.

Ma cosa cambia con i due recentissimi contratti? Parlare di “nuovi Voucher” in questo senso non corretto perché sono molte le differenze fra vecchi e nuovi strumenti. Ecco con un breve schema le principali differenze fra i vecchi Buoni lavoro e i nuovi Libretti di famiglia e Contratti di prestazione occasionale.

Per chi valgono?

Voucher: valevano sia per le famiglie che per le imprese.

Buoni famiglia: sono destinati alle persone fisiche che non esercitano attività imprenditoriale o commerciale, in primis le famiglie.

Contratti di prestazione occasionale: sono pensati per tutti i soggetti esercenti attività imprenditoriale o commerciale, che siano persone fisiche o giuridiche, private o pubbliche.

Per quali lavori si possono usare?

Voucher: nessuna limitazione al tipo di attività era prevista.

Buoni famiglia: piccoli lavori domestici (compresi giardinaggio, pulizia e manutenzione), assistenza domiciliare a bambini e persone anziane o ammalate o affette da disabilità, insegnamento privato supplementare (più noto come “ripetizioni”).

Contratti di prestazione occasionale: nessuna indicazione specifica delimita il perimetro di attività consentite, e non si escludono esplicitamente le mansioni ad alto rischio. Per le amministrazioni pubbliche vale un discorso a parte: possono utilizzare i nuovi Contratti di prestazione occasionale solo per progetti speciali in favore di categorie svantaggiate, lavori di emergenza per eventi naturali improvvisi, attività di solidarietà in collaborazione con enti o associazioni, manifestazioni sociali, sportive, culturali, caritative. L’utilizzo da parte delle Amministrazioni pubbliche deve avere natura temporanea ed eccezionale.

Tetti ai compensi

Voucher: il singolo prestatore d’opera non poteva superare i 7.0000 euro netti di reddito annuo (9.333 euro lordi) da Buoni lavoro nel complesso dei committenti; il tetto scendeva a 3.000 euro netti (4.000 lordi) se il lavoratore precepiva prestazioni integrative del reddito da lavoro o di sotegno al reddito; il tetto per i committenti imprenditori e professionisti era di 2.020 euro netti (2.693 lordi) annui per singolo lavoratore.

Buoni famiglia e Contratti di prestazione occasionale: il tetto per il lavoratore è di 5.000 euro l’anno dal complesso dei committenti, e di 2.500 euro l’anno da un singolo committente; per pensionati, studenti con meno di 25 anni, disoccupati e percettori di misure di sostegno al reddito si computa ai fini della definizione del tetto solo il 75% del compenso ricevuto (un modo per favorire queste categorie a vario titolo marginali nel mercato del lavoro). Il tetto per il committente (di ogni tipologia, mentre in precedenza era valido solo su imprenditori e professionisti) è fissato a 5.000 euro per anno civile al complesso dei prestatori di cui si avvale.

Tetti alle ore lavorate

Voucher: non era previsto nessun limite al numero di ore lavorabili all’anno.

Buoni famiglia e Contratti di prestazione occasionale: il lavoratore può prestare 280 ore all’anno per lo stesso committente, ristabilendo così il requisito di occasionalità del singolo rapporto di lavoro.

Le regole speciali per l’agricoltura

Nel settore agricolo è consentito far lavorare con Contratti di prestazione occasionale esclusivamente persone “ai margini” del mercato del lavoro: pensionati, studenti under 25, disoccupati, persone che percepiscono sostegni al reddito. Ciò vale, rispetto a quanto previsto dai vecchi Voucher, per tutte le aziende agricole, non solo per quelle di grandi dimensioni, al fine di evitare abusi in un settore storicamente caratterizzato dalla presenza di lavoro sommerso. Condizione comune alle categorie sopra elencate è che il soggetto non sia stato iscritto l’anno prima negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, per evitare che il lavoro occasionale accessorio possa portare impropria concorrenza ai contratti di lavoro agricolo.

Che cosa succede se si superano i limiti di ore e di compensi?

Se un committente privato, incluse le persone fisiche, vìola il tetto annuo di reddito di 2.500 euro o il monte di 280 ore lavorate, il rapporto di lavoro con il prestatore si trasforma a tempo pieno e indeterminato (tranne quando il committente è pubblico).

Leggi l’analisi “Le nuove norme sul lavoro accessorio” a cura dell’ufficio parlamentare Bilancio