Il “padroncino” è un lavoratore autonomo a tutti gli effetti, anche se il suo camion e la divisa che indossa portano il logo dell’azienda di consegne pacchi di cui è fornitore. Lo ha stabilito il Tribunale del lavoro di Vicenza in una sentenza che ha ribaltato un verbale di accertamento dell’Inps in cui l’istituto di previdenza affermava, invece la natura subordinata del rapporto di lavoro. Il caso è raccontato nell’inserto Guida al Lavoro del Sole 24 ore, numero 39 del 6 ottobre 2017.

La sentenza (n. 424 del 13 giugno 2017 del Tribunale di Vicenza) nasce da un ricorso dell’autotrasportatore contro un verbale di accertamento degli ispettori dell’Inps che aveva disconosciuto il rapporto di lavoro autonomo in essere fra l’artigiano e l’azienda per la quale l’uomo trasportava merci. L’Inps, richiamando anche un precedente verbale redatto congiuntamente con l’allora Direzione Territoriale del Lavoro di Vicenza, aveva cancellato il padroncino dalla Gestione Speciale Artigiani dell’istituto previdenziale.

Il motivo? Per contratto l’uomo guidava un mezzo con il logo dell’impresa, indossava una tuta con lo stesso logo, utilizzava apparecchiature informatiche – il lettore di codice a barre – fornite dall’azienda committente, non partecipava in alcun modo al rischio d’impresa e seguiva tempi di lavoro e standard di comportamento stabiliti dall’azienda. Che non aveva alcun autista dipendente, e si serviva soltanto di fornitori esterni. Per l’Inps tutto questo configurava di fatto un rapporto di tipo subordinato, full time ed esclusivo.

Cosa definisce il lavoro autonomo

Il ricorso dell’uomo, accolto dal Tribunale, ha evidenziato che il proprio statuto di lavoratore autonomo era suffragato dall’iscrizione al Registro delle Imprese da oltre vent’anni, di svolgere il lavoro di “padroncino” anche per un altro committente oltre a quello oggetto dell’ispezione, di svolgere l’attività di consegna e ritiro pacchi in completa autonomia, senza obblighi di orario né di subordinazione, salvo il normale coordinamento con le esigenze organizzative della società committente e il rispetto degli obblighi contrattuali. Le spese relative al mezzo di trasporto – comprese quelle di assicurazione – ricadevano interamente su di lui, mentre il pagamento del compenso pattuito avveniva dietro presentazione di regolare fattura. Erano previste penali nel caso di mancato rispetto dei patti.

La sentenza afferma che l’elemento distintivo della subordinazione è l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e disciplinare del datore di lavoro. Certo, la giurisprudenza è concorde nel ritenere che, quando anche l’eterodirezione non sia evidente, altri indici sintomatici possono essere spia di un rapporto effettivamente subordinato: fra questi l’assenza di un rischio d’impresa, la continuità della prestazione, l’obbligo di osservare un orario di lavoro. Tuttavia in questo caso, secondo i giudici, questi indici sintomatici non appaiono sufficientemente gravi e precisi da determinare una vera subordinazione.

Il principale elemento da verificare per accertare la reale natura del rapporto di lavoro, emerge dalla sentenza, è l’autonomia organizzativa dell’autotrasportatore.

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