La “pennichella” organizzata e pianificata con un collega non può essere giustificata. Non bastano sanzioni come la multa o la decurtazione dello stipendio: la misura giusta è il licenziamento. Così ha deciso la Corte di Cassazione con una sentenza – la 14192 pubblicata il 7 giugno 2017 – che mette fine alla causa intentata da un dipendente di Autostrade per l’Italia contro il suo licenziamento. E ribalta la sentenza d’appello che aveva invece dato ragione al lavoratore, reintegrandolo nel posto di lavoro.

I fatti, in sintesi, sono questi: l’uomo viene trovato nel corso di un controllo «a dormire in auto (per circa due ore) mentre era adibito a pattugliamento notturno nel tratto di autostrada da Ancona a Roseto degli Abruzzi».

Secondo i giudici della Corte d’Appello de L’Aquila, la sanzione del licenziamento non era proporzionata perché il lavoratore si era scusato della sua condotta, dopo averla ammessa, e perché la condotta non avrebbe avuto un carattere plurioffensivo. Infatti il solo atto contestabile sarebbe quello di aver dormito per una parte del turno di servizio, mentre tutti gli altri fatti sarebbero conseguenze di tale condotta. Inoltre la mancata affissione preventiva del codice disciplinare era da considerarsi un’attenuante.

La Suprema Corte ribalta l’Appello

Ma la Cassazione ha ribaltato questa impostazione:

«Benché il pattugliamento dovesse essere compiuto da una coppia di dipendenti – si legge nella sentenza – con un unico veicolo di servizio (sì da consentire interventi operativi pericolosi, come l’asportazione di ingombri derivanti da residui di collisioni), nell’occasione i due dipendenti (uno dei quali era l’E.) si erano serviti di due veicoli diversi, entrambi utilizzati per trascorrere dormendo alcune ore di servizio, senza fornire alcuna informazione in proposito alla centrale operativa, così da rendere edotti gli addetti al coordinamento per la prevenzione e la sicurezza. Ne deriva che, diversamente da quanto affermato dalla Corte d’appello, si tratta di una condotta certamente contraria ai doveri contrattualmente posti a carico dei dipendenti in genere dall’art. 35 CCNL e, in particolare, ai doveri incombenti sugli ausiliari della viabilità autostradale».

Si tratta anche, secondo la Corte di Cassazione, di «una condotta che sicuramente non richiedeva la preventiva affissione del codice disciplinare, data la sua evidente contrarietà ai doveri fondamentali del lavoratore – e, in particolare, dell’ausiliare della viabilità autostradale – rientranti nel cosiddetto minimo etico e, in considerazione, altresì della violazione, in essa insita, dei principi di buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto di lavoro».

La condotta è anche, scrive la suprema Corte, è «senz’altro plurioffensiva, in quanto ciascuno dei fatti contestati in aggiunta all’addormentamento non è – come afferma la Corte territoriale – una “semplice conseguenza” della suddetta condotta principale, ma rappresenta di per sé una violazione dei doveri di un servizio di essenziale rilevanza e dimostra, altresì, come minimo una grande leggerezza da parte del dipendente nella relativa esecuzione».

Leggi la sentenza della Corte di Cassazione