Ai propri dipendenti, la compagnia di volo low cost Ryanair applica contratti di lavoro “irlandesi”, che cioè fanno riferimento alla legislazione del lavoro di Dublino. Anche se questi hanno come propria base di lavoro un altro Paese.

Ora però le cose potrebbero cambiare: la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha infatti dato ragione ai membri di un equipaggio di cabina basato a Charleroi, in Belgio, che avevano citato la compagnia aerea al tribunale locale competente, quello di Mons, e sostenendo di avere diritto a tutele maggiori. Quelle garantite dalla legislazione belga. In sostanza i lavoratori hanno diritto di appellarsi a un tribunale (e al diritto) belga.

Il tribunale di Mons si era appellato alla Corte di giustizia europea, con sede in Lussemburgo, perché dirimesse il caso. La sentenza arrivata il 14 settembre 2017 dà ragione ai ricorrenti, stabilendo che il dipendente può citare il suo datore di lavoro «dinanzi al giudice che egli considera più vicino ai suoi interessi scegliendo legittimamente tra quello competente in base alla sede dell’azienda e quello competente in base al luogo dove il dipendente svolge abitualmente la sua attività».

Il contratto di lavoro firmato dai ricorrenti – di diverse nazionalità, con cittadinanza portoghese, spagnola e belga – è scritto in lingua inglese, fa riferimento al diritto irlandese e contiene una clausola che attribuisce la competenza ai giudici dell’isola. Ma indica come “base operativa” l’aeroporto di Charleroi, che serve fra l’altro la zona sud di Bruxelles. Lì i lavoratori cominciano e terminano la loro giornata di servizio, e questo ha la prevalenza sul fatto che le prestazioni lavorative, secondo Ryanair, si svolgono in uno spazio giuridico “irlandese”.

Che cosa cambia con questa pronuncia? Difficile dirlo: il pronunciamento riguarda il caso specifico dell’equipaggio che si è rivolto al tribunale di Mons. Per il momento la compagnia si dice soddisfatta della sentenza.

In una nota dice di «dare il benvenuto alla decisione della Corte di giustizia europea che nel caso “Mons” ha dato ragione a Ryainair rigettando l’argomento del sindacato Ctc che la base operativa (dove l’equipaggio comincia e finisce la giornata di lavoro) dovrebbe essere l’unico dato che determina a quale tribunale ci si può appellare per le controversie di lavoro. La Corte – scrive Ryanair – ha stabilito che nel decidere la giurisdizione concorrono tutti i fattori come il luogo in cui i lavoratori ricevono istruzioni, dove i beni e i passeggeri sono caricati e scaricati, dove i mezzi di lavoro sono tenuti, dove il lavoro viene organizzato e dove i lavoratori ritornano alla fine del loro lavoro».

La sentenza «non cambia lo status quo dei contratti di lavoro irlandesi per i dipendenti europei di Ryanair» conclude la compagnia low cost.