Parte oggi, 1 settembre 2017, una piccola rivoluzione nel mondo del lavoro italiano. In particolare nel mondo del lavoro pubblico, che vede da oggi affidato all’Inps il compito di gestire le visite fiscali, cioè i controlli dei lavoratori che restano a casa per malattia. La loro gestione viene affidata al Polo unico per le Visite Mediche di Controllo (VMC), che unifica sotto la competenza esclusiva dell’ente previdenziale le visite per il settore privato e pubblico. La misura rientra nell’ambito della riforma della pubblica amministrazione varata dal ministro Madia.

Come funzionava prima

Fino a ieri nel settore pubblico erano le Asl a occuparsi delle visite fiscali: quando un dipendente era assente dal servizio per malattia, il datore di lavoro chiedeva all’azienda sanitaria locale di verificare le sue condizioni di salute, e l’Asl provvedeva a inviare un medico a casa del dipendente.

Da oggi invece la procedura nella pubblica amministrazione si uniforma a quanto già avviene nel settore privato: la richiesta della visita andrà fatta tramite il servizio online “Richiesta visita medica di controllo”.

18 milioni di certificati all’anno

Il “cervellone” dell’Inps, un software ad hoc già utilizzato per il settore privato, elaborerà i certificati medici telematici, 18 milioni ogni anno di cui 12 nel settore privato e 6 nella pubblica amministrazione, e sceglierà di controllare in modo prioritario i giorni di malattia dove la probabilità di trovarsi di fronte a un “furbetto del cartellino” è più alta, ad esempio quando frequentemente i giorni di malattia si collocano a ridosso del fine settimana.

Le disparità Nord-Sud e la reperibilità da uniformare

L’obiettivo è armonizzare le tante disparità che si annidano fra le pieghe dei certificati di malattia: nel 2015 nel privato in media si sono avuti 5 giorni di malattia pro capite, contro i 10,96 del settore pubblico, più del doppio.

A livello territoriale saltano all’occhio gli squilibri: nelle isole i giorni di malattia pro capite sono 13,05 mentre nel Nord Est sono 9,91, nel pubblico. Nel privato invece la situazione è uniforme su tutto il territorio nazionale, anzi nelle isole l’incidenza è leggermente minore (4,84 giorni medi contro i 5,02 del Nord Est).

Il presidente dell’Inps Tito Boeri ha sottolineato l’importanza di armonizzare il tempo di reperibilità che il dipendente in malattia deve garantire. Oggi è “favorito” il privato che deve essere reperibile 4 ore al giorno (10-12 e 17-19) contro le 7 ore giornaliere del pubblico (9-13 e 15-18). Ma per uniformare il trattamento deve intervenire un decreto ad hoc del governo.

 

Leggi la circolare dell’Inps sul Polo unico