Un dipendente su quattro non conosce i benefit e i beni e servizi a cui ha diritto grazie al piano di welfare aziendale del proprio luogo di lavoro. Il dato paradossale è contenuto in una ricerca effettuata da Valore D, associazione di imprese che promuove la diversità il talento e la leadership femminile nelle aziende, e i cui risultati sono stati pubblicati da L’Economia, inserto del Corriere della sera, del 3 luglio 2017.

Dalle interviste, realizzate in 71 grandi aziende italiane che mettono in atto piani di welfare aziendale, emerge come non sia sufficiente progettare un paniere ricco e vario di servizi per i propri collaboratori – come peraltro fanno sempre di più anche le Piccole e medie imprese italiane, come scrivevamo qui – ma sia necessario rendere queste opzioni realmente fruibili.

Ecco il ruolo cruciale della comunicazione, quindi. Senza la quale il paniere del welfare aziendale rischia di ridursi a una scatola vuota. Ma ancora prima, a monte, serve un lavoro di coinvolgimento con i veri destinatari del piano, cioè i dipendenti.

Navetta, nido e CAF i servizi più amati

Le azioni da programmare devono rispondere agli effettivi bisogni se non vogliono restare astratte buone intenzioni: secondo la ricerca di Valore D, riportata dal Corriere, le iniziative di welfare più utilizzate sono la navetta aziendale, le agevolazioni per l’asilo nido o i nidi aziendali, il CAF in sede, lo smart working, l’assistenza sanitaria integrativa e l’orientamento al lavoro per i figli.

Ma ovviamente si tratta solo di un campione. Le esigenze sono diverse da azienda ad azienda, e ciascuna merita la giusta capacità di ascolto.