Anche per le Pmi il benessere dei dipendenti è sempre più una priorità. Una buona notizia per il futuro del lavoro in Italia, che arriva dall’indagine Welfare Index Pmi 2017. Le piccole e medie imprese rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo dell’Italia. Ma le dimensioni ridotte, unite a quella che a volte appare come una scarsa propensione alla collaborazione con altre aziende del territorio, hanno fino ad ora frenato in queste realtà la spinta ad attivare servizi di «secondo welfare».

Con questo termine si intendono quei servizi innovativi che un’impresa – o meglio ancora più imprese unite in forma di rete – mette a disposizione i dipendenti e le loro famiglie. Servizi che vanno dalle occasioni di formazione alle borse di studio, dalla sanità integrativa ai buoni per l’acquisto di beni e di servizi presso esercenti locali, fino al supporto psicologico da parte di specialisti.

Tutto ciò rappresenta uno dei mattoni di cui è costruito l’edificio del lavoro del futuro. Ma è anche vero che, in Italia, fino ad ora le esperienze più avanzate in questo senso sono state prerogativa di imprese di grandi dimensioni, strutturate con una attitudine alla programmazione e all’investimento a medio-lungo termino, con figure professionali specializzate nella gestione delle risorse umane, con la capacità di mettere in campo economie di scala tali da rendere conveniente la spesa in questo tipo di servizi innovativi.

Il rapporto Welfare Index Pmi 2017, su un campione di 3422 imprese (il 60% in più rispetto alle 2140 nel 2016), ha evidenziato che le protagoniste della crescita sono state le Pmi già attive, cioè quelle che avevano avviato piani di welfare aziendale anche negli anni precedenti. E che li hanno intensificati. In particolare, le imprese molto attive, che attuano iniziative in almeno sei aree, sono quasi raddoppiate: 18,3% del totale rispetto al 9,8% del 2016.

«Il risultato è molto interessante – si legge nella ricerca –: non ci sono significative variazioni nel rapporto tra le imprese in fase iniziale (59% nel 2016, 58% nel 2017) e le imprese attive (41% nel 2016, 42% nel 2017); invece, nell’ambito delle attive, è raddoppiata la quota delle imprese molto attive: dal 9,8% al 18,3%». In sostanza, afferma il rapporto, «la crescita è determinata principalmente dall’incremento di iniziativa delle imprese più attive». Insomma, con il welfare aziendale ci si prende gusto.

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