Sarà la prima Davos tutta al femminile. Dal 23 al 26 gennaio 2018, l’appuntamento annuale con il World Economic Forum nella città svizzera, il numero 48, sarà guidata da 7 co-presidenti. Tutte donne: un modo per lanciare un segnale d’allarme contro il gender gap, l’abisso che in tutto il mondo divide uomini e donne nel mondo del lavoro. Un gap che, secondo l’allarmante studio The Global Gender Gap Report 2017, promosso dal WEF, potrà essere colmato, se non ci sarà una svolta nelle politiche globali, in 217 anni.

Come si legge infatti nel report:

Seguendo gli attuali trend, il divario di genere complessivo può essere chiuso il 100 anni nei 106 Paesi coperti sin dal principio dal Report, mentre l’anno scorso il tempo stimato era di 83 anni. Il divario più impegnativo rimane nelle sfere dell’economia e della salute. Dato il continuo ampliarsi del divario di genere in campo economico, ora si prevede potrà essere annullato fra 217 anni. Comunque, il gender gap in ambito educativo potrà essere portato a parità entro i prossimi 13 anni. La dimensione politica attualmente mantiene il più ampio divario di genere ed è anche quella che mostra più progressi, nonostante un rallentamento degli stessi progressi registrato quest’anno. Potrebbe essere chiuso entro 99 anni. Il divario di genere in ambito sanitario è più largo di quanto fosse nel 2006

Chi saranno le 7 co-presidenti di Davos 2018

Le sette donne chiamate a presiedere l’evento annuale del World Economic Forum 2018 a Davos sono Christine Lagarde, managing director del Fondo monetario internazionale, l’italiana Fabiola Gianotti, direttrice generale del Cern di Ginevra, Ginni Rometty, prima donna a capo di Ibm, la premier norvegese Erna Solberg, Sharan Burrow, segretaria generale della Confederazione internazionale del sindacato (Ituc), Chetna Sinha, che guida la Fondazione indiana Mann Deshi, e Isabelle Kocher, amministratrice delegata del gruppo francese Engie.